Festa di San Sisto Patrono di Alatri
San Sisto I, patrono di Alatri: storia, leggenda e festa tra fede e tradizione
Ogni mercoledì dopo Pasqua, le strade di Alatri si animano di folla, canti e devozione. È la festa di San Sisto I, papa e martire, patrono della città ernica da quasi novecento anni. Una storia fatta di reliquie contese, mule miracolose e battaglie vinte per grazia divina: benvenuti nel cuore pulsante della devozione alatrense.
Chi era San Sisto I: il papa del II secolo
San Sisto I fu vescovo di Roma — ovvero papa — dal 117 al 127 d.C., in un periodo in cui il cristianesimo era ancora una fede perseguitata. La tradizione lo venera come martire, anche se le fonti storiche sull’effettivo martirio non sono unanimi. Il suo nome è legato a un pontificato breve ma significativo, nel quale si dedicò all’organizzazione liturgica della Chiesa delle origini.
Il suo culto, rimasto per secoli confinato a Roma — dove le sue spoglie riposavano nella basilica di San Pietro — conobbe una svolta clamorosa nel gennaio del 1132, quando un intreccio di eventi straordinari lo avrebbe legato per sempre alla città di Alatri, in Ciociaria.
La leggenda della mula: come le reliquie arrivarono ad Alatri
Il conte, la peste e l’antipapa
Tutto inizia nell’inverno del 1131, quando la città di Alife, in Campania, era devastata da una grave epidemia di peste. Rainulfo de Quarrel Drengot, conte normanno di Alife, si trovava a Roma alla corte dell’antipapa Anacleto II e gli chiese con insistenza le reliquie di un grande santo, affinché la sua intercessione mettesse fine al contagio.
Proprio mentre il conte era in udienza, giunse la notizia che nella basilica di San Pietro una trave era crollata, scoperchiando l’altare che custodiva i resti del pontefice Sisto I. L’evento fu subito interpretato come un segno divino: il santo stesso voleva essere portato dove c’era più bisogno. Nel gennaio del 1132, Anacleto consegnò segretamente le spoglie al conte.
Il bivio, la mula e il miracolo
Il corteo partì alla volta di Alife percorrendo la via Latina. Ma superata Anagni, la mula che trasportava le reliquie si impuntò improvvisamente a un bivio: nessuna forza umana riuscì a farle cambiare idea. L’animale imboccò con decisione una strada in salita, impervia, che conduceva all’antica città di Alatri.
La scorta, vedendo nel comportamento della mula un segno inequivocabile della volontà del santo, la lasciò andare senza redini. La mula camminò a lungo, si avvicinò alle mura della città, si fermò nei pressi dell’Ospedale di San Matteo e infine raggiunse la cattedrale, davanti alle cui porte si inginocchiò.
Era l’11 gennaio 1132. Agli alifani della scorta, addolorati per la deviazione imprevista, fu lasciato solo un dito del Santo. Essi tornarono mestamente ad Alife.
La curiosità: ancora oggi, ogni nuovo vescovo di Alatri, in occasione della sua prima visita ufficiale in città, deve fare il suo ingresso a dorso di una mula bianca, rievocando il miracoloso arrivo delle reliquie.
Le reliquie contese tra Alatri e Alife
Per secoli le due città, Alatri e Alife, hanno rivendicato ciascuna di custodire l’intero corpo di San Sisto. Una disputa lunga quasi un millennio, alimentata da devozione, orgoglio campanilistico e, forse, anche da qualche rimozione storiografica di comodo.
Solo negli anni Ottanta del Novecento, grazie a ricerche approfondite condotte da studiosi di entrambe le città, si è giunti a una conclusione condivisa: ciascuna delle due città detiene il 50% del corpo del Santo.
La pace definitiva arrivò nel 1984 con il gemellaggio ufficiale tra le due diocesi. Da allora, ogni anno, una delegazione di alifani si reca ad Alatri il mercoledì dopo Pasqua, mentre gli alatresi visitano Alife il 10 agosto per i festeggiamenti estivi. Un gesto di fratellanza nella fede che dura da oltre quarant’anni.
La festa patronale di San Sisto ad Alatri: quando e come si celebra
La devozione degli alatrensi per San Sisto si esprime attraverso due distinte celebrazioni nel corso dell’anno, entrambe sentitissime dalla comunità.
L’11 gennaio: la ricorrenza dell’arrivo delle reliquie
L’11 gennaio si commemora il giorno in cui le reliquie giunsero ad Alatri nell’anno 1132. La giornata è caratterizzata da una solenne funzione religiosa nella Concattedrale di San Paolo, dove le reliquie sono tuttora conservate entro un’urna di piombo antichissima.
Il mercoledì dopo Pasqua: la festa principale
La celebrazione più attesa e partecipata si svolge il mercoledì dopo Pasqua — detto anche mercoledì in Albis. La vigilia è animata da una solenne processione organizzata dalla Confraternita del Santo: la statua e il reliquiario vengono portati per le vie del paese da ventiquattro confratelli, riconoscibili dal loro suggestivo abito: un sacco rosso e una mantellina bianca.
Il giorno della festa, la monumentale statua lignea dorata di San Sisto — con testa, braccio e palma in argento, per un peso complessivo di circa 7 quintali — viene portata processionalmente per le strade della città, a spalla, da 20-25 “incollatori” appartenenti alla Confraternita.
Lo sapevi? Il volto argentato dell’effigie fu disegnato nel 1584 da monsignor Ignazio Danti, cosmografo e geografo di papa Gregorio XIII, nonché autore delle celebri mappe geografiche della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano.
La battaglia del 1186: quando San Sisto salvò Alatri
La devozione degli alatresi per il loro patrono non nasce solo dalla leggenda delle reliquie, ma anche da un episodio militare e miracoloso tramandato dal Medioevo.
Nel 1186, le truppe di Arrigo VI, figlio del Barbarossa, assediarono Alatri. Dopo nove giorni di resistenza, viveri e forze stavano per esaurirsi. Gli alatrini si prostrarono davanti alla statua di San Sisto, implorando aiuto. Rinsaviti da un improvviso e inspiegabile coraggio, contrattaccarono con tale furia da mettere in fuga l’esercito imperiale verso Guarcino.
La vittoria fu unanimemente attribuita all’intercessione del santo. E poiché l’episodio avvenne proprio di mercoledì dopo Pasqua, da quel giorno si decretò che tale ricorrenza fosse consacrata a San Sisto come la festa più importante dell’anno — tradizione mantenuta ininterrottamente fino ad oggi.
Le reliquie ritrovate: il mercoledì dopo Pasqua del 1548
C’è un altro capitolo della storia di San Sisto ad Alatri che spiega perché il mercoledì dopo Pasqua sia diventato il giorno centrale della devozione.
Dopo l’arrivo delle reliquie nel 1132, per paura di saccheggi e razzie, le spoglie del santo furono occultate in un luogo segreto. E lì restarono per oltre quattrocento anni, dimenticate o note solo a pochi custodi.
Fu solo nel mercoledì dopo Pasqua del 1548 che le reliquie furono ritrovate e riportate alla luce, suscitando una gioia collettiva che si trasformò immediatamente in festa cittadina. Da allora, quella data nell’anno liturgico è diventata il cuore pulsante della celebrazione patronale.
Come arrivare ad Alatri
Alatri si trova in provincia di Frosinone, nel cuore della Ciociaria, a circa 80 km da Roma. È raggiungibile in auto tramite l’autostrada A1 (uscita Frosinone) e poi la SS155. Il centro storico, con le sue maestose mura megalitiche, è uno dei meglio conservati del Lazio.
📍 Concattedrale di San Paolo – Piazza Santa Maria Maggiore, Alatri (FR)