San Tommaso d’Aquino, patrono di Monte San Giovanni Campano
San Tommaso d’Aquino, patrono di Monte San Giovanni Campano: storia, leggenda e festa tra fede e Medioevo
Ogni anno il 7 marzo, Monte San Giovanni Campano si ferma per celebrare il suo patrono più illustre: San Tommaso d’Aquino. Non una devozione qualsiasi, ma un legame che affonda le radici nella storia vera — in quegli stessi muri del castello ducale dove il giovane Tommaso fu tenuto prigioniero dalla sua stessa famiglia, nel tentativo impossibile di spegnere una vocazione che avrebbe cambiato la filosofia occidentale.
Chi era San Tommaso d’Aquino
Tommaso d’Aquino nacque intorno al 1225 nei pressi di Aquino, in una delle famiglie nobili più influenti del Regno di Sicilia. Fin da giovanissimo dimostrò un’intelligenza fuori dal comune e una vocazione religiosa fortissima, orientata verso il nascente Ordine dei Predicatori, i Domenicani, fondato da San Domenico di Guzmán appena qualche anno prima.
Questa scelta sconvolse i piani della sua famiglia. Il padre aveva altri progetti per lui: voleva farlo entrare nell’Ordine benedettino e farne l’abate di Montecassino, così come era stato un suo zio. Una posizione di prestigio, potere e sicurezza — tutto ciò che una famiglia nobile poteva desiderare per il proprio figlio. Tommaso, però, non era disposto a rinunciare alla sua strada.
La prigionia nel castello di Monte San Giovanni Campano
La storia che lega San Tommaso a Monte San Giovanni Campano è straordinaria e, in parte, ancora visibile tra le pietre del castello ducale che domina il paese.
Nel 1244, mentre Tommaso si stava unendo ai Domenicani, i suoi fratelli lo intercettarono per ordine della famiglia e lo rinchiusero nel castello di Monte San Giovanni Campano, dove rimase prigioniero per quasi due anni, fino al 1245. L’obiettivo era chiaro: fiaccare la sua determinazione, isolarlo dall’Ordine e convincerlo ad accettare i piani paterni.
Non funzionò.
Durante la lunga detenzione, Tommaso non solo non cedette, ma compose i suoi primi due scritti filosofico-scientifici: il De Fallacis e il De Propositionibus Modalibus — due testi che già prefiguravano il pensatore straordinario che sarebbe diventato.
La leggenda della donna saracena e gli angeli della castità
La prigionia nel castello è anche il teatro di uno degli episodi più celebri e suggestivi della vita del santo. Secondo la tradizione, i fratelli di Tommaso — nel tentativo estremo di farlo desistere dalla vita religiosa — introdussero nella sua stanza una giovane donna saracena, discinta e provocante.
Tommaso la scacciò afferrando un tizzone ardente dal camino e tracciando con esso una croce sulla parete, mettendo in fuga la donna. Dopo questa prova, cadde in un sonno profondo durante il quale gli apparvero due angeli che lo cinsero con il cordone della castità, liberandolo per sempre dagli istinti sensuali affinché potesse consacrarsi completamente agli studi teologici.
Questo episodio è immortalato in uno dei dipinti più famosi legati alla vita del santo: la tela “San Tommaso d’Aquino confortato dagli angeli” del pittore spagnolo Diego Velázquez, oggi conservata nel Museo Diocesano di Orihuela, ad Alicante, in Spagna. La stanza raffigurata è descritta come molto simile a quella reale del castello.
La fuga e la cappella della prigionia
Tommaso riuscì infine a evadere calandosi con una corda da una finestra del castello, sul lato che sovrasta l’antica chiesa di Santa Margherita. Era libero.
La stanza in cui fu tenuto prigioniero non fu dimenticata: nel tempo venne trasformata prima in cappella, poi in oratorio, trasformazione avvenuta nel XV secolo per volere della famiglia d’Avalos-d’Aquino, pare ai tempi della marchesa Isabella.
La cappella, di forma rettangolare a pareti lisce, conserva ancora oggi il pavimento cinquecentesco in lastre di cotto smaltate in bianco e nero. Il moderno altare in stile gotico ospita un trittico di scuola napoletana del XVI secolo dipinto su tavola, mentre tracce di affreschi decorano le pareti. Un tempo era presente anche una tela di Francesco Solimenaraffigurante la Madonna con il Bambino e San Tommaso in preghiera, oggi non più in loco.
A dominare il complesso, infine, si erge una massiccia torre quadrangolare — forse il mastio originario — alta circa 20 metri con pareti alla base di oltre tre metri di spessore. Dell’antica struttura difensiva rimangono il grande ingresso monolitico e un’unica finestra.
La festa patronale del 7 marzo: una settimana di comunità
Il 7 marzo, giorno del transito di San Tommaso d’Aquino, ovvero dell’anniversario della sua morte, avvenuta nel 1274, Monte San Giovanni Campano si veste a festa con un programma che unisce devozione, cultura, storia medievale e vita di paese.
I festeggiamenti prendono avvio con una fiaccolata che parte dalla Collegiata e risale fino al castello ducale, accompagnata dall’atmosfera raccolta della sera e chiusa dai fuochi d’artificio. All’interno del castello viene allestito un laboratorio medievale che permette di rivivere l’epoca in cui Tommaso vi fu rinchiuso, mentre gli studenti domenicani dello studentato di Roma animano una solenne Adorazione Eucaristica.
Nelle sale del castello si svolge anche la premiazione del concorso letterario degli studenti, mentre la processione parte proprio dal castello ducale, percorre tutto il centro storico e raggiunge la Collegiata, rievocando i momenti salienti della vita del santo con la partecipazione delle classi scolastiche del paese — dalle scuole dell’infanzia fino alle quinte.
Per tutto il centro storico si animano mercatini e bancarelle con prodotti tipici, dolci artigianali, specialità locali e oggetti di artigianato. Non mancano concerti e spettacoli di bande musicali che completano una settimana di festeggiamenti capace di avvicinare davvero l’intera comunità al suo santo.
Come arrivare a Monte San Giovanni Campano
Monte San Giovanni Campano si trova in provincia di Frosinone, a pochi chilometri dal capoluogo. È raggiungibile in auto tramite l’autostrada A1 (uscita Frosinone) e la strada provinciale verso la Valle del Melfa.
📍 Castello Ducale – Monte San Giovanni Campano (FR)