Festa dei Santi Silverio e Ormisda, patroni di Frosinone

Santi Silverio e Ormisda, patroni di Frosinone: la storia unica di padre e figlio entrambi papi

C’è un primato che pochi conoscono e che appartiene a Frosinone: i suoi santi patroni, San Silverio e Sant’Ormisda, sono l’unica coppia di padre e figlio entrambi diventati papi nella storia della Chiesa cattolica. Una storia che nasce proprio qui, in Ciociaria, intorno all’anno 480, e che attraversa Roma, Bisanzio e l’isola di Ponza, tra intrighi imperiali, esili forzati e una fede incrollabile.

Ormisda: il diacono di Frosinone diventato papa

Le origini frosinonesi

Intorno all’anno 480, nella città di Frosinone, viveva una coppia di giovani sposi: Ormisda e Caria di Capua. Nonostante il periodo fosse segnato da invasioni barbariche e instabilità politica, la famiglia godeva di una certa agiatezza culturale ed economica. Da questa unione nacque l’unico figlio, Celico Silverio.

La vita familiare fu però segnata presto dal dolore: la madre Caria morì quando Silverio era ancora bambino. Colpito dal lutto, Ormisda si trasferì a Roma insieme al piccolo figlio, cercando conforto nella comunità cristiana della città.

Il pontificato di Ormisda (514–523)

A Roma, Ormisda si avvicinò progressivamente alla vita ecclesiastica, diventando diacono di Papa Simmaco. Alla morte di quest’ultimo, il 20 luglio del 514, fu eletto papa il giorno successivo.

Il suo pontificato durò nove anni e fu straordinariamente efficace, nonostante la complessità del contesto storico: in Italia regnava Teodorico, re dei Goti, mentre in Oriente governava l’imperatore Anastasio. Ormisda riuscì a:

  • Sanare lo scisma interno alla Chiesa in Italia
  • Sottoscrivere con Giustiniano la celebre “Formula Ormisda” durante il Concilio di Costantinopoli, ribadendo l’autorità del papa e condannando le eresie
  • Restituire ai loro ministeri i vescovi cattolici esiliati in Sardegna dai Vandali
  • Smascherare e cacciare un gruppo di monaci che diffondevano formule eretiche sulla natura di Cristo

Ormisda è anche il santo protettore dei palafrenieri e degli stallieri. La sua memoria liturgica cade il 6 agosto, ma Frosinone lo celebra insieme al figlio il 20 giugno.

Silverio: il figlio del papa diventato papa, e martire

Una carriera ecclesiastica controvoglia

Cresciuto all’ombra di un padre così autorevole, Silverio ricevette un’educazione raffinata sia nelle lettere umane che divine. Eppure, nonostante l’ambiente, non ambiva alla carriera ecclesiastica: alla morte del padre, occupava soltanto un modesto posto come suddiacono della Chiesa di Roma.

Fu quasi una scelta obbligata dalla Storia. Il 8 giugno del 536 Silverio fu eletto papa, e il 20 giugno dello stesso anno, la stessa data che oggi Frosinone celebra come festa patronale, fu consacrato vescovo di Roma.

Gli intrighi di Bisanzio e la caduta

Il pontificato di Silverio fu breve, tormentato e segnato da calunnie. Al centro degli eventi c’era l’imperatrice Teodora, consorte di Giustiniano, che voleva reinsediare al patriarcato di Bisanzio un prelato precedentemente condannato per eresia.

Silverio rispose con una lettera di netta indignazione, rifiutando categoricamente di rimettere un eretico in un posto riservato ai servitori di Dio. Con quella lettera, in sostanza, firmò la propria condanna.

Teodora scrisse immediatamente al generale Belisario ordinandogli di deporre il papa con qualsiasi mezzo. Nonostante il carisma di Silverio avesse colpito lo stesso Belisario, il generale — anche sulla base di una lettera falsificata che attribuiva al papa l’intenzione di tradire Roma — lo depose e lo mandò in esilio, mettendo al suo posto Virgilio.

L’esilio e la morte a Ponza

Dopo la deposizione, Silverio percorse un lungo e doloroso cammino: prima Ostia, poi lungo il Tirreno fino all’Asia Minore. Il suo esilio si concluse nei primi giorni del giugno 537, quando sbarcò sull’isola di Ponza, senza che nessuno sapesse chi fosse, trovando ospitalità nel convento benedettino dedicato a Santa Maria.

Aveva circa 60 anni — un’età avanzata per l’epoca — e le condizioni di vita sull’isola, il clima umido e la dieta spartana non giovarono alla sua salute già compromessa. Il 21 novembre del 537 Papa Silverio si spense.

La questione aperta: lo storico Procopio di Cesarea, nella sua Historia Arcana, lascia intendere che la morte di Silverio possa essere stata violenta, e non semplicemente il frutto delle dure condizioni dell’esilio. Un’ombra che la storia non ha mai del tutto dissipato.

La festa patronale del 20 giugno a Frosinone

Ogni anno il 20 giugno, Frosinone celebra i suoi due santi patroni con una giornata ricca di devozione, tradizioni e vita di piazza. Il centro storico del capoluogo ciociaro diventa il cuore dei festeggiamenti.

Le celebrazioni religiose

La Cattedrale di Frosinone, dedicata proprio a Sant’Ormisda, ospita una solenne messa in onore dei due patroni. Segue una processione per le vie del centro storico, con le statue dei santi portate a spalla dai devoti tra canti, preghiere e le note delle bande musicali locali. Le strade si adornano di fiori e drappi colorati, creando un’atmosfera raccolta e festosa al tempo stesso.

La festa popolare: tombolata, musica e fuochi

Accanto al momento religioso, la festa di San Silverio ha sempre avuto una forte anima popolare. Tra le tradizioni più amate c’è la Tombolata in Piazza, ripristinata negli ultimi anni, che riesce ancora a regalare scene di autentico folclore ciociaro — con quella partecipazione rumorosa e affettuosa che solo le piazze di paese sanno offrire.

La serata si chiude tradizionalmente con spettacoli musicali e fuochi d’artificio.

Curiosità, sapori e detti popolari

La treppetta ‘nche glie sughe: il piatto di San Silverio

Ogni festa patronale che si rispetti ha il suo piatto della tradizione. A Frosinone, il cibo di San Silverio è la “treppetta ‘nche glie sughe”, una preparazione povera e gustosa della cucina ciociara, un tempo servita puntualmente in tutte le osterie e cantine della città il giorno del 20 giugno.

Un piatto semplice, legato alla terra e alla memoria, che oggi meriterebbe di tornare sulle tavole frosinonesi almeno una volta l’anno.

Il proverbio del caldo estivo

Alla festa di San Silverio è legato anche un detto popolare in dialetto frosinonese, che richiama le grandi sete delle estati ciociare:

«S. Suluè, fa chiòu pe’ gli uttre cà gli grosse tènne sete!» (San Silverio, fai piovere per gli altri, ché i grandi hanno sete!)

Un modo ironico e affettuoso con cui il popolo invocava la pioggia nei periodi di siccità estiva, rivolgendosi direttamente al proprio patrono con quella confidenza che solo una devozione secolare può costruire.

Un patrimonio da riscoprire

La festa di San Silverio e Sant’Ormisda è una delle celebrazioni patronali più storicamente ricche della Ciociaria, eppure spesso passa in secondo piano rispetto ad altre manifestazioni del territorio. La storia di questi due papi — padre e figlio, entrambi nati o cresciuti a Frosinone — è un patrimonio narrativo straordinario, capace di unire la grande storia della Chiesa, gli intrighi della corte bizantina e le radici profonde di una città che merita di essere raccontata e vissuta.

Come arrivare a Frosinone

Frosinone è il capoluogo della Ciociaria, facilmente raggiungibile in auto tramite l’autostrada A1 (uscita Frosinone) o in treno sulla linea Roma–Napoli (stazione di Frosinone).

📍 Cattedrale di Sant’Ormisda – Piazza Duomo, Frosinone (FR)

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Data

20 Giu 2026

Luogo

Frosinone

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